9 marzo Inquiete e Tuba a Feminism

La libreria di donne Tuba e inQuiete, festival di scrittrici a Roma saranno a Feminism – Fiera dell’editoria delle donne che si terrà alla Casa Internazionale delle Donne dall’8 all’11 marzo.
Qui tutto il programma della fiera https://feminismfieraeditoriadelledonne.wordpress.com/programma/

9 marzo ore 10.30 in Sala Tosi
Grandi libraie, grandi lettrici
Conduce Adriana Chemello (SIL, Società Italiana delle Letterate Società delle Letterate)
con Rosaria Guacci (Libreria delle Donne di Milano), le libraie di Tuba (Tuba BazarRoma), Donatella Borghesi (Libreria delle Ragazze di Grosseto La Libreria delle Ragazze), Katia Maurelli (Le Sorgenti, Bolsena Le Sorgenti Libr’Osteria), Anna Radicchio (Libreria Etruria, Viterbo)

9 marzo ore 19.00 in Sala UDI
Ragazze elettriche, il mondo nelle mani delle donne
A cura di nottetempo e inQuiete, festival di scrittrici a Roma
con Barbara Leda Kenny, Laura Marzi e Alessandra Pigliaru
A partire dal best-seller di Naomi Alderman ragioneremo insieme di sesso e potere, di distopia e
femminismo, e naturalmente di donne e letteratura.

10 marzo alle ore 15.00 in Sala Tosi
InQuiete, Festival di scrittrici a Roma si racconta
con Barbara Leda Kenny, Francesca Mancini, Veronica Raimo e Maddalena Vianello.
Insieme a Veronica Raimo racconteremo come è nato il festival, su quali convinzioni e desideri.
Racconteremo anche come stiamo lavorando per la prossima edizione che sarà dal 5 al 7 ottobre 2018.

10 marzo Le Scrittrici Tornano Sempre

Tre incontri di sabato mattina per scoprire e riscoprire delle scrittrici lasciate al lato del canone.
Noi lo sappiamo bene:
“Le Scrittrici Tornano Sempre”

Questo ciclo di incontri nasce dalla collaborazione con la lettrice e scrittrice Giulia Caminito

Sabato 10 marzo, h. 11.30
LE SORELLE E LA SORELLANZA, incontro a partire dal libro “Sorelle e sorellanza nella letteratura e nelle arti” (Franco Cesati Editore, 2017) con letture dalla raccolta di racconti “Sorelle” di Ada Negri (Elliot Edizioni 2016). Intervengono Claudia Cao (curatrice), Marina Gugliemi (curatrice) e Giulia Caminito (scrittrice e lettrice).

Sabato 24 marzo, h. 11.30:
LE SCRITTRICI TRA 800 E 900, UN NUOVO PROGETTO EDITORIALE, incontro a partire dal libro “Tipi bizzarri” di Amalia Guglielminetti (Rina Edizioni, 2018), intervengono Michela Dentamaro (editrice), Simonetta Sciandivasci(giornalista) e Serena Alessi (ricercatrice).

Sabato 21 aprile, h. 11.30: 
IL RECUPERO DEL NOVECENTO ITALIANO, incontro e letture a partire dal libro “Viaggio di una sconosciuta” di Livia De Stefani (Cliquot edizioni, 2018), intervengono gli Editori, Laura Fidaleo (scrittrice) e Giulia Caminito (scrittrice e lettrice).

15 marzo Una donna può tutto di Ritanna Armeni

Giovedì 15 Marzo, ore 19:00
@Tuba Bazar
Presentazione di Una Donna Può Tutto (ed. Ponte alle Grazie)

Sarà presente l’autrice Ritanna Armeni (giornalista e scrittrice)
e Daniela Preziosi (giornalista de’ il manifesto)
introduce e modera Cristina Petrucci (Tuba)

Le chiamavano Streghe della notte. Nel 1941, un gruppo di ragazze sovietiche riesce a conquistare un ruolo di primo piano nella battaglia contro il Terzo Reich. Rifiutando ogni presenza maschile, su fragili ma agili biplani, mostrano l’audacia, il coraggio di una guerra che può avere anche il volto delle donne.
La loro battaglia comincia ben prima di alzarsi in volo e continua dopo la vittoria. Prende avvio nei corridoi del Cremlino, prosegue nei duri mesi di addestramento, esplode nei cieli del Caucaso, si conclude con l’ostinata riproposizione di una memoria che la Storia al maschile vorrebbe cancellare.
Il loro vero obiettivo è l’emancipazione, la parità a tutti i costi con gli uomini. Il loro nemico, prima ancora dei tedeschi, il pregiudizio, la diffidenza dei loro compagni, l’oblio in cui vorrebbero confinarle.
Contro questo oblio scrive Ritanna Armeni, che sfida tutti i «net» della nomenclatura fino a trovare l’ultima strega ancora in vita e ricostruisce insieme a lei la loro incredibile storia. È Irina Rakobolskaja, 96 anni, la vice comandante del 588° reggimento, a raccontarci il discorso, ardito e folle, con cui l’eroina nazionale Marina Raskova convince Stalin in persona a costituire i reggimenti di sole aviatrici. È lei a descriverci il freddo e la paura, il coraggio e perfino l’amore dietro i 23.000 voli e le 1100 notti di combattimento. E a narrare la guerra come solo una donna potrebbe fare: «Ci sono i sentimenti, la sofferenza e il lutto, ma c’è anche la patria, il socialismo, la disciplina e la vittoria. C’è il patriottismo ma anche l’ironia; la rabbia insieme alla saggezza. C’è l’amicizia. E c’è – fortissima – la spinta alla conquista della parità con l’uomo, desiderata talmente tanto – e questa non è retorica – da scegliere di morire pur di ottenerla».

8 marzo Sciopero delle donne

Tuba anche questo anno aderisce allo sciopero delle donne. Rimarremo chiuse dalle 13 alle 20, invitando tutte alla partecipazione alla giornata.

L’8 MARZO LA MAREA FEMMINISTA TORNA NELLE STRADE: NOI SCIOPERIAMO! SPEAK CORNER ore 10.30 e CORTEO ore 17.00… Stay tuned

• PASSEGGIATA FEMMINISTA A LA SAPIENZA – ore 9.30 per la città universitaria, Piazzale Aldo Moro, 5

https://www.facebook.com/events/2030314683920429/

• SPEAK CORNER METOO >> WETOOGETHER – Prendiamo parola contro le molestie e il ricatto sui posti di lavoro: dalle ore 10.30 presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, via Vittorio Veneto 56

• CORTEO ore 17.00: partenza da Piazza Vittorio Emanuele. Passeremo poi per Piazza Esquilino, Via Cavour, Fori Imperiali e arriveremo a Piazza della Madonna di Loreto.

Il prossimo 8 marzo la marea femminista tornerà nelle strade di tutto il mondo con lo sciopero globale delle donne.

Il rifiuto della violenza maschile in tutte le sue forme e la rabbia di chi non vuole esserne vittima si trasformeranno in un grido comune: da #metoo a#wetoogether.

Sarà sciopero femminista perchè pretendiamo una trasformazione radicale della società: scioperiamo contro la violenza economica, la precarietà e le discriminazioni. Sovvertiamo le gerarchie sessuali, le norme di genere, i ruoli sociali imposti, i rapporti di potere che generano molestie e violenze. Rivendichiamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale, garantito e accessibile. Vogliamo autonomia e libertà di scelta sui nostri corpi e sulle nostre vite, vogliamo essere libere di muoverci e di restare contro la violenza del razzismo istituzionale e dei confini.

Sappiamo che scioperare è sempre una grandissima sfida, perchè ci scontriamo con il ricatto di un lavoro precario o di un permesso di soggiorno. Sappiamo quanto è difficile interrompere il lavoro informale, invisibile e non pagato che svolgiamo ogni giorno nel chiuso delle case, nei servizi pubblici e privati, per le strade. Sappiamo che scioperare può sembrare impossibile quando siamo isolate e divise. Sappiamo che il diritto di sciopero subisce quotidiane restrizioni.

Lo sciopero dell’8 marzo in Italia dovrà affrontare anche le limitazioni imposte dalle franchigie elettorali, che impediscono ad alcune categorie di incrociare le braccia nei 5 giorni che seguono il voto del 4 marzo.

Sappiamo anche, però, che lo scorso anno siamo riuscite a vincere questa sfida, dando vita a un imponente sciopero sociale, sostenuto da alcuni sindacati e agito con forme e pratiche molteplici che ne hanno esteso i confini.

Quest’anno, alcuni sindacati hanno già dichiarato lo sciopero. Molti mancano ancora all’appello. Di fronte alla più grande insorgenza globale delle donne contro la violenza patriarcale e neoliberista, noi crediamo che i sindacati debbano cogliere quest’occasione unica, prendendo parte a un processo che combatte la violenza maschile e di genere come condizione fondamentale della precarizzazione del lavoro.

Lo sciopero femminista coinvolgerà il lavoro produttivo e riproduttivo, andrà oltre il corporativismo delle categorie e i confini nazionali, unirà le molteplici figure del mondo del lavoro e del non lavoro.

In questi mesi di campagna elettorale, non c’è lista o partito che non citi nel suo programma la violenza contro le donne senza però riconoscere il carattere sistemico della violenza e senza mai porre realmente in questione i rapporti di potere vigenti. Contro ogni strumentalizzazione, contro il razzismo fascista e quello istituzionale, che usano i nostri corpi per giustificare la violenza più brutale contro le migranti e i migranti e ulteriori restrizioni alla loro libertà di movimento, rivendichiamo la nostra autonomia e ribadiamo la necessità/volontà di autodeterminarci. Il piano su cui ci interessa esprimerci è il Piano Femminista contro la violenza maschile e di genere, il nostro terreno di lotta e rivendicazione comune, scritto da migliaia di mani in un anno di lotte.

Grideremo a tutto il mondo che non siamo il campo di battaglia né il programma elettorale di nessuno. Abbiamo il Piano femminista per riprenderci ciò che vogliamo. Occuperemo lo spazio pubblico per riaffermare la nostra autonomia e forza politica.

Il nostro movimento eccede l’esistente, attraversa frontiere, lingue, identità e scale sociali per costruire nuove geografie.

Al grido di #WeToogether il prossimo 8 marzo questo movimento mostrerà ancora una volta la sua forza globale.

Noi scioperiamo!

7 marzo Porpora Marcasciano e L’aurora delle Trans Cattive

Mercoledì 7 Marzo, ore 19:00
Incontro e Presentazione a partire dal libro L’aurora delle Trans Cattive – Storie, sguardi e vissuti della mia generazione transgender (Edizioni Alegre).

Con l’autrice Porpora Marcasciano e la fotografa Lina Pallotta

Inteverranno Silvia Calderoni, Laura Schettini, Elena Biagini, Tony Allotta e altri e altre ancora!

“Se ti battezzano come disforica è chiaro che disforicamente ti costruisci, se ti definiscono patologica è chiaro che come malata ti muovi, se ti considerano criminale, depravata, degenerata non potevamo essere sante, tantomeno diventarlo, benché oggi tra molte consorelle l’aspirazione più diffusa sembra sia diventata quella di essere o sentirsi normali. «Io sono unapersona normale», si precisa, ripetendolo affannosamente a un mondo la cui unica monolitica normalità resta esclusivamente la propria, ma sembra che tutto questo non sia chiaro. Proporrei di farcene una ragione, per vivere più tranquillamente senza affanni da perfezione. Essere non normali lo trovo più agibile, pratico, coerente se di coerenza si può parlare. Eviterei anche la parola diversi, perché essa presuppone l’altro da sé, quello non diverso, quindi uguale, quindi normale. Sarebbe come svilire, privare di senso le tantissime meravigliose creature che negli anni ho incontrato, svuotandole della loro splendente dignità.”

Abbracciando un periodo di circa quarant’anni e i suoi profondi cambiamenti socio-politici, Porpora traccia la propria genealogia trans aggiungendo tasselli essenziali alla ricostruzione storica di una cultura spesso relegata al margine. E lo fa da protagonista del percorso collettivo, ancora privo di una lettura condivisa, di chi si è posto consapevolmente nello spazio di confine tra i generi.
Con una scrittura “visiva” in grado di rendere in immagini ciò che ha visto e vissuto, Porpora ci accompagna in un mondo popolato di leggendarie trans che hanno dato vita, forma, scena e sceneggiatura a un’esperienza per molti versi più vicina alla dimensione spettacolare o performativa che a quella della vita reale, da cui erano del resto assolutamente escluse.
Vivere quella vita presupponeva avere muscoli, calli, scorza dura. L’assenza di riconoscimento e di diritti non poteva che favorire l’illegalità, e la prostituzione – fenomeno per molti aspetti con caratteristiche differenti da quelle odierne – diveniva l’asse portante dell’esistenza. Ma proprio questo percorso ha prodotto la capacità di parlare di sé in un tempo in cui esisteva solo lo sprezzante appellativo di “travestito” e nel vocabolario non c’erano ancora parole come transgender o gender variant. Gli aneddoti, i miti, le storie “scandalose” che Porpora racconta con il suo stile ironico e “favoloso”, si intrecciano con le riflessioni sulla presa di coscienza collettiva, sulla nascita del Mit (Movimento identità trans) e sulla conquista del riconoscimento giuridico con la legge 164 del 1982.
Porpora recupera l’epica trans delle origini per rivendicare il percorso straordinario di persone perseguitate, violentate, ferite nella loro dignità umana, che hanno avuto la forza di incrinare la narrazione dominante che fa della transessualità una dimensione patologica, raccontando un’esperienza di vita unica. Che rifugge anche i tentativi di normalizzazione dell’epoca postmoderna.

Porpora Marcasciano, presidente onorario Mit (Movimento identità trans), ha pubblicato per Alegre AntoloGaia. Vivere sognando e non sognare di vivere: i miei anni Settanta (2015). È autrice anche di Tra le rose e le viole – La storia e le storie di transessuali e travestiti (Manifestolibri, 2002) e di Favolose narranti. Storie di transessuali (Manifestolibri, 2008), e ha curato insieme ad altri Elementi di critica trans (Manifestolibri, 2010).

Sangue Giusto

“Sono le nostre frontiere. Quelle che abbiamo fatto finta di togliere….Ora sono i CIE la frontiera d’Europa. I bastioni della nostra identità. Di noi che godiamo dello Stato di diritto e mica siamo nazisti….Però, guarda un po’, nei CIE non ci finisci se commetti un reato, ci finisci per quello che sei. Perché sei un clandestino”

In questo nuovo bellissimo romanzo Francesca Melandri svela gli scheletri nell’armadio di una famiglia benestante romana e fa luce sul passato rimosso di un paese intero, il nostro: “Tutto è a disposizione, nulla è segreto… basta cercare”.
Una trama strutturata, avvincente e complessa, attraverso la quale l’autrice riassume quasi un secolo di storia italiana: la retorica fascista del “posto al sole” e l’occupazione in Etiopia, gli stupri di massa, i gas, la guerra, e poi la malacooperazione fatta di scandali e affarismo, Tangentopoli, i governi Berlusconi, per finire con le traversate del Mediterraneo, che separano i CIE nostrani dai lager libici.
Pagine coinvolgenti, cariche di umanità, in cui si alternano passato e presente, personale e politico.
Uno sguardo di genere attento, consapevole del fatto che, in ogni guerra, il primo trofeo è sempre rappresentato dai corpi delle donne.
La scrittura lucida, mai noiosa, che interroga chi legge e denuncia le complicità e i legami tra colonialismo storico e migrazioni attuali. Una storia che ci riguarda tutte e tutti, anche se godiamo dello stesso privilegio della voce narrante, bianca, benestante e nata con il sangue giusto.

Il ministero della suprema felicità

Finalmente Arundhati Roy torna in libreria dopo 20 anni dal Il Dio delle piccole cose con un romanzo complicato, intrigato e profondo. E lo fa prendendo parola su tutto quello che sta succedendo in questo momento in India, dal dibattito sulle caste, alla guerra d’indipendenza del Kashmir, al clima prima dell’elezione del primo ministro Narendra Modi, alle multinazionali che stanno mangiando l’India e distruggendo le sue bellezze, al sanguinoso rapporto induisti/musulmani, alle discriminazioni di genere. Ci mette tutto dentro, come se non ci fosse un domani. Protagonista è l’hijra musulmana Anjum, che nascendo ermafrodito decide di lasciare la famiglia che la voleva uomo per crescere donna in una comune. Ma a Anjum oltre al corpo le sta stretta anche la comune, decide così di uscire fuori e di vivere New Dehli con i reietti come lei, gli intoccabili. La scoperta di una bambina abbandonata la porterà a conoscere Tilottama e la sua storia d’amore per due uomini. Ma sopratttuto  la lotta, la resistenza ma anche le torture subite per la guerra in Kashmir, molto presente in questo romanzo di Arundhati Roy. Bisogna avere pazienza per leggere Il mistero della suprema felicità, immagino come per vivere in India. Lentezza e pazienza per arrivare fino in fondo e scoprire quanto la felicità sia delle piccole cose che difficilmente i regnanti possono capire ma che i reietti possono invece costruire. Così Anjum cercherà di realizzare in un cimitero una piccola convivenza tra i vivi e i morti, come se solo da questa unione si possa realizzare il Ministero della suprema felicità.

Stupor Mundi

Stupor Mundi è un fumetto ambientato nelle Puglie di Federico II all’inizio del tredicesimo secolo. In questa cornice storica in cui si mescolano fatti e finzione, Neijib ci racconta la storia di Annibale Qassim El Battuti, uno scienziato arabo in fuga dalla propria terra e pronto a tutto per portare a compimento le sue ricerche. Sotto la critica feroce dell’oscurantismo si cela anche una critica dell’egoismo di chi porta avanti la propria missione creatrice, a discapito di tutto il resto. Non è dato sapere dove finisce il vero e dove inizia il falso in questa narrazione per immagini ma forse è quello che rende questo racconto così affascinante. Il disegno abbozzato e i colori semplici, potenziano le emozioni e denunciano un potere arrogante e pervasivo. La vera protagonista di questo fumetto è Houdê, la figlia di Annibale, una bambina colta e intelligente che compie un viaggio a ritroso nella propria mente che si rivelerà essenziale.

27 febbraio presentazione DWF su Simonetta Spinelli

Martedì 27 febbraio, dalle 19:00
@Tuba Bazar

Incontro a partire dalla presentazione del numero di DWF donnawomanfemme dedicato al pensiero e agli scritti politici di Simonetta Spinelli.

Insieme ad alcune della redazione di DWF (Paola Masi e Teresa Di Martino) saranno con noi Elena Biagini, Francesca Manieri, Monica Pietrangeli e Bianca Pomeranzi.
Una occasione per ripercorrere alcune tappe fondamentali del lesbismo in Italia e riprendere il pensiero di Simonetta.

Dal sito www.dwf.it
Con questa pubblicazione vogliamo raccogliere in un unico numero tutti gli scritti di Simonetta Spinelli (1942-2017) – donna importante e autorevole del movimento femminista romano e di diversi gruppi lesbici femministi – pubblicati su DWF, negli anni dal 1986 al 1998 in cui ha fatto parte della redazione.
La storia tra Simonetta e DWF è la storia di una relazione politica, un dialogo in presenza scelto come pratica, come strumento, come spazio di libertà.
Ed è proprio in virtù di queste considerazioni che abbiamo deciso di ripubblicare i suoi articoli facendoli precedere e accompagnare da una rilettura di donne che con lei hanno avuto una relazione significativa, di vecchia data, più recente, interrotta oppure continua nel tempo, comunque intensa.
Un dialogo che è anche memoria di relazioni, di luoghi e tempi condivisi, di storie che hanno fatto la Storia del movimento femminista e lesbico, ma anche di alleanze, vicinanze, distanze, conflitti.
Auspichiamo che questo lavoro permetta di riattraversare progressivamente nel tempo il pensiero politico di Simonetta cogliendone la potenza, la lucidità ma anche la dinamicità e gli spostamenti.
A cominciare dalla prima interlocuzione in cui vengono ricostruiti i nodi e le conflittualità che hanno visto protagoniste donne e gruppi femministi italiani negli anni Ottanta. Qui ritroviamo l’importanza della dimensione collettiva, della ‘piazza’, il desiderio di rimandare a ogni donna un’immagine di tanti corpi sessuati ‘in rivolta’ e la necessità di dover ricollegare a una dimensione sociale e politica le differenti pratiche delle donne in lotta per la propria libertà (Cacioli, Masi). Un primo tentativo di sistematizzare una storia politica, e contemporaneamente raccontare la storia di una vita, che ricordiamo così: segnata da standard politici elevati (Borghi), in cui era impossibile disgiungere politica ed emozione (Manieri), capace di insegnare e di giocare (Mascat), una storia “che contiene anche la mia” (Billi).
Ancora il numero ci dice della radicalità del movimento lesbico nel femminismo, del suo sentirsi rivoluzionario, dei suoi silenzi e le sue perdite attuali (Manieri), dell’ambizione di fondare una via lesbica alla comune libertà femminile (Pomeranzi). Vengono interrogate le urgenze attuali del lesbismo, tra la questione dei diritti e la sovversione del desiderio, si ripercorrono le progettualità e le alleanze degli ultimi anni, rivolgendosi al pensiero di Simonetta come a un pensiero vivo, loquace, capace di interloquire a distanza di anni con il suo rigore e la sua ironia dissacrante (Pietrangeli).
Ci piacerebbe che questo numero fosse importante anche per le donne più giovani che attraversano oggi il movimento femminista, non solo per l’attualità che abbiamo ritrovato in alcuni pezzi ma anche per la passione basata su una materialità di relazioni, di pratiche e di esperienze che Simonetta ha saputo e sa trasmettere.
Molte donne si ritroveranno ancora e si arricchiranno nel confronto con il pensiero e la storia politica di Simonetta. Noi ci riteniamo delle privilegiate perché l’abbiamo conosciuta. Insieme ai suoi scritti, ci piace ricordarla con il suo sguardo intenso, i suoi capelli corti e grigi e una sigaretta tra le dita, pronta a qualunque confronto e ragionamento, curiosa delle altre e delle loro vite.

2 marzo Non facciamone un Lesbodramma di Frad

Venerdì 2 Marzo, ore 19:00
Tuba Bazar
Presentazione e incontro con Frad e il suo fumetto Non Facciamone un Lesbodramma (Renbooks)

Saranno con noi Chiara Sfregola (autrice di Camera Single) e Simone Tso (illustratore e fumettista) www.tso.superfluo.biz

Si prospetta come una delle chiacchierate più esilaranti dell’anno! Vi aspettiamo!

Sei una lesbica drammatica? Passi le tue giornate a disperarti per amori non corrisposti o finiti male? Questo libro non risolverà i tuoi problemi, ci dispiace. In questo volume sono raccolte tutte le vignette realizzate dalla fumettista romana FRAD per il web e per l’associazione Conigli bianchi più tantissime lesbodrammatiche vignette inedite e tanto altro. Amori disastrati, lesbodrammi, sfighe varie e vagine parlanti sono solo alcune delle divertenti disavventure che l’autrice ha portato tra le pagine dei suoi fumetti, rendendo “Non facciamone un lesbodramma” un piccolo cult nella comunità LGBT italiana.

FRAD (Roma, 02 Aprile 1987) Dopo aver frequentato la scuola di Comics di Roma inizia a pubblicare vignette di satira politica grazie ad Arci Solidarietà. Nel 2017 lancia su Facebook la sua pagina FRADART iniziando la pubblicazione di “Non facciamone un lesbodramma” che in breve tempo approda sul sito LezPop con un gran successo di pubblico, tanto da consentirle di autopubblicare una raccolta delle prime vignette che va a ruba in pochi mesi. Tra i suoi prossimi progetti, ma che molto drammaticamente lei considera un sogno nel cassetto, c’è la realizzazione di una graphic novel ma nel frattempo continua senza sosta a sfornare vignette per il web.
Le sue storie inventate sono tutte realmente accadute.