Il treno dei bambini

Alla fine della seconda guerra mondiale il PCI e l’UDI organizzarono il trasferimento di alcune bambine e bambini meridionali in Emilia Romagna presso famiglie di volontari disposti a prendersi cura di loro. Nei mesi di permanenza al Nord, bambine e bambini poverissimi ebbero così la possibilità di frequentare la scuola, nutrirsi in maniera adeguata, indossare cappotti che li riparassero dal freddo e scarpe fatte apposta per loro.

La strepitosa voce di Amerigo, 7 anni, protagonista della vicenda, ci racconta questa pagina di storia recente, senza retorica né commiserazione: nelle sue parole la distinzione tra solidarietà e carità è nettissima.
Viola Ardone, che conosce bene il mondo dell’infanzia, ci restituisce, da una parte, l’entusiasmo e la curiosità bambina, dall’altra le paure, le fragilità e il dolore legate alle separazioni.
Una portentosa e sapiente  mescolanza tra italiano e napoletano caratterizza tutto il romanzo, che, tra i tanti pregi, ha anche quello di illuminare  il ruolo delle donne nella Resistenza e nell’immediato dopoguerra.

Consigli per essere un bravo immigrato

L’odissea di Ismail che, dal Gambia, arriva in Italia ai giorni nostri ma ha bisogno del permesso della commissione territoriale per ottenere lo status di rifugiato e la protezione internazionale.
La storia di un incontro: quello di Ismail con Elvira, sfuggita alla guerra nei Balcani 20 anni prima, e ormai cittadina italiana.
La burocrazia che paralizza la vita delle persone ossia la frontiera invisibile che è necessario attraversare non appena si entra in Europa. L’assurda esistenza di una commissione pronta a verificare se ciascun richiedente abbia sofferto abbastanza.
Un romanzo che restituisce dignità e profondità a tutte le storie di migrazione.

Come sfasciare un paese in sette mosse

Ece Temelkuran, giornalista e scrittrice turca ora in esilio, racconta e riassume in queste pagine gli atti e le “mosse” del copione che hanno portato all’ascesa di Erdogan in Turchia.
Questo stesso copione, ci allerta esplicitamente Temelkuran, può riproporsi velocemente in altri paesi se non si presta attenzione alle singole scene cui abbiamo già assistito -ad esempio- nell’Ungheria di Orbàn, negli Stati Uniti di Trump, nella Russia di Putin ma anche in Italia..
Una lettura comparativa. lucida, intelligente e allarmante, del mondo contemporaneo occidentale tutta volta a ricordare quanto possa essere facile scivolare in una dittatura.

Presentazione di Cosa resta della notte – Kavafis a Parigi

Venerdì 13 dicembre 2019 dalle ore 19:00

Nel giugno 1897 il giovane poeta Costantino Kavafis trascorre tre giorni a Parigi al termine di un lungo viaggio in Europa, prima del ritorno ad Alessandria. Giunto a un punto di rottura della sua vita e a un momento decisivo nel suo percorso creativo, si aggira pieno di inquietudine e di eccitazione tra le luci e le ombre della città, perseguitato da fantasmi erotici e da un senso di profondo turbamento che investe con forza questo viaggio di esplorazione interiore, alla ricerca di sé e del senso piú profondo della sua ispirazione poetica. Intanto la Grecia è uscita umiliata dalla guerra con la Turchia, la Francia è scossa dal caso Dreyfus e la ricca famiglia di Kavafis sperimenta il declino economico e sociale. Un ritratto indelebile del grande poeta alessandrino, un tuffo nei misteri che circondano il tormento creativo e nei meandri segreti dell’erotismo.

Presentazione e dibattito a partire da “Le Storie Nere del Corriere del Piccoli

Martedì 10 Dicembre, ore 19:00
Presentazione e dibattito a partire da “Le Storie Nere del Corriere del Piccoli” (ComicOut)

Intervengono: Laura Scarpa, Igiaba Scego, Alessio Trabacchini

Siamo razzisti?
Gli italiani lo sono stati?
Per la prima volta un grande libro che racconta di pregiudizi, stereotipi razzisti e di colonizzazione italiana in Africa nel primo 900, raccontati ai bambini e alle bambine

E lo fa attraverso le incredibili pagine a fumetti del «Corriere dei Piccoli» delle origini.
Il volume-strenna Le storie NERE nel Corriere dei Piccoli, presenta ai lettori di oggi i fumetti italiani in cui – dal 1908 al 1936 – appaiono personaggi africani o di colore, sia come protagonisti, sia come presenze occasionali.
Da Bilbolbul, primo grande fumetto italiano a Bonaventura, a Pier Lambicchi, fino a Romolino e Romoletto, piccoli balilla in Africa, o a personaggi che si chiamano Bomba e Zimbo, Tidna Danna, Mingo-Mango o Faccetta Nera, un’antologia dell’Africa nel fumetto italiano nel «Corriere dei Piccoli».
Oggi si parla molto di razzismo e di non-razzismo degli italiani e il ricordo, per molto tempo sottaciuto, delle colonie italiane in Libia ed Eritrea viene finalmente analizzato.
Quello che si scopre in queste pagine è un mondo in transito, ma ancora radicato in stereotipi ottocenteschi.
Neri selvaggi, con sveglie al collo, cannibali e, in concomitanza con guerre, anche neri crudeli o vigliacchi.
Fumetti di alto contenuto artistico – il Bilbolbul di Mussino, e storie di Bonaventura o di Pier Lambicchi – presentano personaggi diversi, ingenui, divertenti, stereotipati o… decisamente razzisti.

Testi di studiosi ed esperti di fumetto accompagnano le tavole, presentandole storicamente e artisticamente e creando anche legami con il fumetto più recente (da Corto Maltese a Volto Nascosto) e la recente storia, e con altre opere d’epoca, come Storia di un naso di Vamba.

Firmano i saggi del libro: dott. Alessandra Lazzari, del CNR, Gianfranco Manfredi, sceneggiatore, oltre che scrittore e cantautore, Matteo Stefanelli, studioso di fumetto dell’Università Cattolica, Alessio Trabacchini, saggista e studioso, Fabio Gadducci, storico del fumetto e docente dell’Università di Pisa, Sergio Lama, bibliofilo, dott. Roberto Bianchi, dell’Università di Firenze, Igiaba Scego, scrittrice e giornalista afroitaliana, Laura Scarpa autrice e saggista.

«Seguire queste tracce della comunicazione rivolta ai bambini di quel trentennio, chiarisce più di molti saggi, e in modo sottile, il pensiero e il sentire dell’epoca, e l’azione e l’influenza di giornalisti, di autori e di grandi artisti del fumetto. I saggi presenti in questo volume rendano meno pigro il lettore, e lo aiutino a trovare i rimandi tra le piccole storie e la Storia. Oggi più che mai importante da conoscere e capire, più che mai contemporanea».
(dalla prefazione di Laura Scarpa)

Apertura domenicale

Ci avviciniamo al Natale e Tuba sarà aperta la mattina anche domenica 15 dicembre e domenica 22.

Vi aspettiamo

Sisters of the revolution: presentazione di DWF

Martedì 5 Novembre, ore 19:00
Presentazione e discussione a partire dall’ultimo numero di DWF donnawomanfemme “Sister of the Revolution” (letture politiche di fantascienza).
Intervengono: Teresa Di Martino, Giada Bonu, Mara Bevilacqua, Francesca Lopez e Frad

Sisters of the revolution perché questo numero di DWF è il frutto di un’alleanza. DWF e Lucha y Siesta, due realtà, spazi femministi, simbolici e fisici, che si sono scelti per raccontare il presente con lo sguardo visionario della fantascienza. Sisters perché quelli che ci legano sono rapporti di riconoscimento, solidarietà, cura, condivisione di pensieri e pratiche. Perché sulla relazione fra donne siamo convinte nascano e fioriscano le possibilità di ri-scrivere il presente. Sisters of the revolution perché rivoluzionaria è la politica delle donne, quella che scardina il già dato, che lotta nel quotidiano immaginando il futuro, che non si arrende agli attacchi, che accoglie e si prende cura, delle parole e dei luoghi. Sisters of the revolution perchè per sfidare un presente di chiusura e regressione serve la forza immaginativa della fantascienza.

Presentazione de Le disobbedienti di Elisabetta Rasy con Valeria Viganò

Martedì 29 Ottobre, ore 19:00
@Tuba Bazar

Presentazione di “le disobbedienti – storie di sei donne che hanno cambiato l’arte” (Libri Mondadori).
L’autrice Elisabetta Rasy dialogherà col la scrittrice Valeria Viganò

Che cosa unisce Artemisia Gentileschi, stuprata a diciotto anni da un amico del padre e in seguito protagonista della pittura del Seicento, a un’icona della bellezza e del fascino novecentesco come Frida Kahlo? Qual è il nesso tra Élisabeth Vigée Le Brun, costretta all’esilio dalla Rivoluzione francese, e Charlotte Salomon, perseguitata dai nazisti? C’è qualcosa che lega l’elegante Berthe Morisot, cui Édouard Manet dedica appassionati ritratti, alla trasgressiva Suzanne Valadon, l’amante di Toulouse-Lautrec e di tanti altri nella Parigi della Belle Époque? Malgrado la diversità di epoca storica, di ambiente e di carattere, un tratto essenziale accomuna queste sei pittrici: il talento prima di tutto, ma anche la forza del desiderio e il coraggio di ribellarsi alle regole del gioco imposte dalla società. Ognuna di loro, infatti, ha saputo armarsi di una speciale qualità dell’anima per contrastare la propria fragilità e le aggressioni della vita: antiche risorse femminili, come coraggio, tenacia, resistenza, oppure vizi trasformati in virtù, come irrequietezza, ribellione e passione.

Elisabetta Rasy racconta, con instancabile attenzione ai dettagli dell’intimità che disegnano un destino, la vita delle sei pittrici nella loro irriducibile singolarità. Incontriamo così la giovanissima Artemisia, in fuga dalle calunnie romane dopo un processo infamante, che si fa strada nella Firenze dei Medici ma non vuole rinunciare all’amore. Élisabeth Vigée Le Brun, acclamata ritrattista di Maria Antonietta, che attraversa l’Europa contesa dalle corti più importanti senza mai staccarsi dalla sua bambina. Berthe Morisot, ostacolata dalla famiglia e dai critici accademici, che diventa la première dame degli Impressionisti. La scandalosa Suzanne Valadon, amante e modella dei grandi artisti della Parigi di fine Ottocento, che sceglie di farsi lei stessa pittrice combattendo la povertà e i preconcetti. Charlotte Salomon che, quando sente avvicinarsi la fine per mano del boia nazista, narra la sua breve e tempestosa vita in un’unica sterminata opera che al disegno unisce la musica e il teatro. Frida Kahlo, straziata dalle malattie fin dalla più giovane età, che sfida la sofferenza fisica e i tormenti amorosi con le sue immagini provocatorie e il suo travolgente look.

Tutte loro, negli autoritratti che aprono le intense pagine di Elisabetta Rasy, guardano negli occhi chi legge e invitano a scoprire l’audacia con cui hanno combattuto e vinto la dura battaglia per affermarsi – oltre i divieti, gli obblighi, le incomprensioni e i pregiudizi -, cambiando per sempre, con la propria opera, l’immagine e il posto della donna nel mondo dell’arte.

Elisabetta Rasy è nata a Roma, dove vive e lavora. Ha pubblicato numerosi romanzi, racconti e saggi di argomento letterario, molti dei quali dedicati alla scrittura femminile. Ha vinto numerosi premi letterari, fra cui il premio Selezione Campiello nel 1997 con Posillipo. Collabora al “Sole-24 Ore”. Tra i suoi ultimi titoli citiamo Memorie di una lettrice notturna, L’estranea, La scienza degli addii, L’ombra della luna.

Valeria Viganò è nata a Milano e vive a Roma. Ha pubblicato:
Il tennis nel bosco (Theoria), Prove di vite separate (Rizzoli), L’ora preferita della sera (Feltrinelli), Il piroscafo olandese (Feltrinelli), Siamo state a Kirkjubaerklaustur (Neri Pozza), La Scomparsa dell’Alfabeto (Nottetempo), Sulle Amazzoni (Jacobelli).. Ha scritto su L’Unità, La Repubblica, Il Sole 24 ore, per il teatro e per la radio RAI. E’ traduttrice. Ha creato Dalle grandi madri alle grandi figlie, convegno sulla letteratura lesbica e Femminismi a confronto con l’Istituto di cultura polacco. E’ chief editor de La Rivista Intelligente, web magazine. Da oltre 30 anni è docente di scrittura narrativa (Omero, John Cabot, Casa delle Letterature, Casa Internazionale delle Donne, Nottetempo edizioni) e ha fondato la Scuola di Scrittura Narrativa Valeria Viganò. Lavora come editor e counselor.