Presentazione di Girlhood di Melissa Febos

Martedì 22 maggio alle 19, Melissa Febos a Tuba! Con il suo libro GIRLHOOD (nottetempo) in dialogo con Veronica Raimo.
Vi aspettiamo!
Questo libro è un mosaico di storie sulle forze e le dinamiche che, sin dalle prime fasi della vita, plasmano le ragazze e ne definiscono il ruolo all’interno della società: “Tutto ciò che so sul sesso”, dice Melissa Febos, “me l’hanno insegnato il capitalismo e il patriarcato”. Girlhood indaga e pone in discussione le narrazioni che vengono imposte alle donne su cosa significa essere donne, le regole cui il corpo femminile si ritrova – più o meno consapevolmente – a sottostare, il linguaggio che definisce la sottomissione. Indaga e pone in discussione le forme di abuso non solo fisico ma anche e soprattutto emotivo, le abitudini che ingabbiano la figura femminile e i meccanismi di difesa che le donne mettono in atto nel tentativo di conquistare e soddisfare l’amore altrui. Attraverso un percorso di recupero e rielaborazione della propria storia e il confronto con esperienze raccontate da altre donne, Febos propone una lettura critica dei dispositivi che convalidano e rafforzano la cultura patriarcale e mostra come liberarsene. Bisogna immaginare con uno sguardo nuovo le relazioni e fare spazio alla rabbia, al dolore, al potere e al piacere – a tutte quelle cose a cui le donne sono state abituate a rinunciare. Girlhood, come ha scritto Lidia Yuknavitch, è “una guida pazzesca alla resilienza e al recupero di se stesse, una visione mozzafiato di chi possiamo essere nonostante ciò che ci è stato insegnato”.

 

Oggi Leslie Kern

Lunedì 15 Maggio alle 18:30 siamo eccezionalmente APERTE perché viene a trovarci Leslie Kern.
In dialogo con Serena Olcuire e Barbara Brina Kenny –
L’incontro sarà tradotto, pubblico e gratuito.
Partiremo dal suo ultimo libro “La Città Femminista” (Treccani)
Vi aspettiamo!

Per Giorgiana per noi, presidio separato femminista e transfemminista

13 MAGGIO ORE 16:00
Piazza G. Belli (Trastevere)
Presidio separato femminista e transfemminista
PER GIORGIANA, PER NOI.

Giorgiana Masi venne uccisa a Roma sul Ponte Garibaldi, colpita da un proiettile sparato alle spalle dalle forze dell’ordine, il 12 maggio del 1977 nell’anniversario della vittoria del referendum sul divorzio.
L’allora ministro dell’interno Cossiga aveva vietato la manifestazione, sostenendo che i gruppi extraparlamentari stessero fomentando una situazione che avrebbe messo a rischio lo Stato e l’ordine pubblico, ma il movimento ha rotto il divieto riversandosi in massa nelle vie della capitale.
Giorgiana,  diciannovenne, studente del Liceo Scientifico Luis Pasteur, era tra le manifestanti rimaste fino all’ultimo in piazza.
All’epoca – seconda metà degli anni ’70 – la partecipazione politica, la voglia di cambiamento di studenti, operai/e e femministe aveva pervaso ogni ambito della società.
La lotta di classe, le mobilitazioni di autodifesa contro governo e provocazioni fasciste si facevano spazio nonostante la repressione di Stato che provava ad arrestare “per decreto”ogni forma di conflitto .
Da quel 12 maggio 1977 ogni anno le compagne sono scese in strada per ricordare Giorgiana e la violenza patriarcale e repressiva dello Stato che l’ha uccisa.

Quest’anno ci incontreremo in piazza Gioachino Belli, il 13 maggio alle ore 16, per un appuntamento di lotta femminista e transfemminista con parole d’ordine antiautoritarie, antimilitariste, antirazziste e anticapitaliste per noi irrinunciabili.

Continuiamo ad essere in guerra: a quelle armate dallo Stato in tutto il mondo corrisponde una guerra interna che colpisce le persone oppresse e chiunque scelga di lottare.
Il militarismo e il nazionalismo marciano in sincrono e la guerra rende ancora più evidente – se mai ce ne fosse bisogno – l’incapacità, intrinseca alla cultura capitalista e patriarcale, di guardare in faccia l’altrx senza sottometterlx e sfruttarlx.
Lo stesso Stato responsabile delle stragi in mare delle persone migranti, complice della violenza capitalista che devasta e saccheggia il pianeta, si serve strumentalmente della costruzione di nemici pubblici per scaricare le responsabilità politiche del proprio agire e spezzare la complicità tra oppressx e sfruttatx, nel tentativo di mettere lx unx contro lx altrx.

Viviamo un tempo in cui la cultura reazionaria e autoritaria si mostra in tutta la sua ferocia, rivendicando il potere di disporre dei nostri corpi e attaccando frontalmente la nostra libertà di autodeterminazione: cercano di impedirci di abortire, ci trasformano in imputate nei processi per le violenze che abbiamo subito, riaffermano con forza paradigmi eteronormativi e binari, militarizzano i nostri quartieri in nome del decoro e del contrasto alla criminalità quando il vero obiettivo è criminalizzare chi è oppressx, costringerci a rimanere chiusx in casa.
Eppure la casa e la famiglia sono spesso gli spazi in cui ci sentiamo meno al  sicuro, dove la violenza patriarcale si manifesta in modo ancora più feroce e pervasivo.
Questo Giorgiana lo sapeva bene: lottare per il divorzio è stato il primo passo per liberarci da un contesto di relazioni che impone ruoli, generi e genitorialità definite.

Ieri come oggi vogliamo riprenderci la vita, rivendichiamo l’autodifesa e l’autorganizzazione, continuiamo a costruire memoria collettiva e a riattualizzarla perché ci parla sempre.
Vogliamo riprenderci tutto e non sarà la repressione a fermarci.

Presentazione de Il corpo nero di Anna Maria Gehnyei

Mercoledì 3 maggio alle 18:30 – IL CORPO NERO (Fandango Libri) di Anna Maria Gehnyei (Karima DueG).
In dialogo con l’autrice ci saranno Stefania Vulterini e Barbara Brina Kenny.
Vi aspettiamo!

Il corpo nero è la storia di Anna Maria Gehnyei, in arte Karima 2g.
Anna nasce a Roma da genitori liberiani, suo padre è stato il primo uomo Kpelle a cui i capi del villaggio hanno permesso di allontanarsi dalla propria terra, il primo Kpelle ad arrivare in Europa.
Nonostante la Liberia fosse “la terra dei Liberi”, ovvero gli schiavi afroamericani rilasciati dagli europei in Africa, i suoi genitori le insegnano ad avere un amore incondizionato verso i bianchi, che per lei si incarnano nei bambini privilegiati di Roma Nord che non la trattano, nelle maestre della scuola che la lasciano sempre in banco con la gemella, nei datori di lavoro che si stupiscono del suo italiano, dei poliziotti che a ogni rinnovo del permesso di soggiorno fanno su chi è in attesa con lei battute razziste.
Mentre tutto quello che sa della Liberia sono le storie che sua madre le ha raccontato da piccola.

Non conoscendo le fiabe europee, infatti le racconta i giorni della sua infanzia, le descrive una terra magica e ricca di risorse, e i rituali nascosti del villaggio del padre.
La Liberia e l’Africa sono tutti gli zii che frequentano la sua casa e i parenti che non ha mai conosciuto, la sua famiglia lontana.
Ovunque lei vada, da sola o con le sue sorelle, qualunque età lei abbia, a Roma c’è sempre qualcosa o qualcuno che le ricorda di essere nera, così si trova a negoziare continuamente tra due culture: quella italiana che non l’accetta, e quella africana a cui non appartiene fino in fondo.
È troppo nera per parlare bene l’italiano, troppo nera per indossare degli abiti eleganti, troppo nera per essere istruita. Il corpo nero è la storia di una generazione, la seconda, fatta da chi viene visto solo come un bambino immigrato.
La storia tutta umana, fatta di ricordi, suoni, amore e vergogna, di chi nonostante il mancato riconoscimento dalle istituzioni e una cittadinanza negata, decide di non cadere nella trappola del vittimismo.
Un libro politico per le nuove generazioni che non hanno voce.